28 giugno – Quinta Domenica dopo Pentecoste

Questa domenica la liturgia ci propone un tema di grande importanza: il nostro rapporto profondo e vero con Dio. Non siamo qui per caso: e ognuno di noi ha la ‘sua’ chiamata. Tutte diverse, ma tutte reali. Certamente, non siamo Abram e Sarai, ma la dinamica è la stessa: vivere guardando al futuro, anzi spesso ‘scommettendo’ su quanto ci attende. E non è detto che sia facile, come dimostra la storia di chi, avendo lasciato tutto, alla fine si è ritrovato ‘pellegrino’ per definizione, come sottolinea Paolo.

E così in qualche modo è per tutti noi: il futuro ci sta davanti, ma come sarà? Non c’è garanzia neppure per noi: eppure il Signore ci dice di ascoltarlo, avere fede in Lui e di non tornare indietro! 

Il brano di Luca ci fa riflettere anche su un aspetto non meno importante. In questo cammino si può essere ‘chiamati’ in modo diverso. A volte pare a noi di avere la certezza di voler “seguire” Gesù. Ma senza averne la forza. Altre è il Signore che ci chiama… e noi? Saremo davvero disponibili a cambiare strada e ‘seppellire’ il nostro passato? Una domanda cruciale per tutti i credenti.


Lettura del libro della Genesi (11, 31. 32b – 12, 5b)
Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè di suo figlio, e Sarài sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nella terra di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. Terach morì a Carran. Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione… e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan.

Lettera agli Ebrei (11, 1-2. 8-16b)
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede… Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.

Lettura del Vangelo secondo Luca
Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».


Preghiere dei fedeli della Comunità di Santa Croce

Ti seguirò dovunque tu vada.
Signore, ti preghiamo per Papa Leone. Illuminato dallo Spirito Santo, continui a guidare la Chiesa con saggezza, portando a tutti i popoli il tuo Vangelo, per essere nel mondo segno visibile del tuo amore e strumento della tua pace. Preghiamo… Ascoltaci, Signore!

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.
Questa domenica Camilla, Maria Vittoria e Silvia entrano a far parte della Chiesa e della nostra Comunità attraverso il sacramento del Battesimo. Con gioia le affidiamo al Signore perché le custodisca e aiuti genitori, padrini, e madrine a far sì che il loro cammino di vita e di fede sia sempre colmo di amore, speranza e carità. E per questo ti preghiamo… Ascoltaci, Padre buono!

Cercate sempre il volto del Signore.
Signore, da soli non possiamo vedere il tuo volto, perciò ci hai mandato il tuo Figlio Gesù che ci invita a seguirlo senza condizioni.  Perché lasciandoci guidare con fiducia possiamo trovare la via della vita vera ti preghiamo… Ascoltaci, Padre buono!

Signore vogliamo pregarti per le sorelle e i fratelli venezuelani, che stanno subendo una prova di terribile sofferenza, che travolge le loro vite, già provate da mille difficoltà. Consola i cuori di chi ha perso madri, padri, figli, parenti, amici. Dona loro grazie e doni speciali e accogli presso di te tutti coloro che hanno perso la vita. Per questo ti preghiamo… Ascoltaci, Padre buono!