Aspettando lo smartphone: un primo passo, insieme

L’incontro “Aspettando lo smartphone” è stato un primo passo concreto verso un cammino condiviso, che riguarda tutte le famiglie e tutti gli adulti chiamati ad accompagnare i ragazzi nella crescita, anche nel mondo digitale.

I genitori presenti hanno scelto di mettersi in gioco per primi, portando domande, dubbi, fatiche e desideri. Un segno importante di responsabilità educativa: riconoscere che le scelte legate alla tecnologia non sono solo tecniche, ma profondamente relazionali, e che richiedono confronto, alleanza e coerenza tra adulti.

Dal singolo al “noi”

Uno degli aspetti più preziosi della serata è stato proprio il passaggio dal “ci penso io con mio figlio” al “ci pensiamo insieme come comunità”. Il Patto digitale non è un insieme di regole calate dall’alto, ma un gesto simbolico e concreto che dice: non siamo soli, non deleghiamo, non improvvisiamo. Scegliamo invece di accompagnare i ragazzi con scelte condivise, tempi rispettosi e parole che aiutano a crescere.

Firmare il Patto significa dire che l’educazione digitale non è una questione privata, ma una responsabilità che riguarda tutti: famiglie, oratorio, comunità educante.

Un inizio, non un punto di arrivo

Questo incontro non chiude un percorso, ma lo apre. Chi ha partecipato ha acceso una luce che può diventare sempre più grande, se altri genitori sceglieranno di unirsi, informarsi, confrontarsi e fare propri alcuni criteri comuni. L’invito è rivolto anche a chi non ha potuto esserci: questo cammino è aperto, e c’è spazio per tutti. Il Patto digitale è uno strumento che può crescere, arricchirsi, diventare sempre più condiviso, proprio grazie al contributo di nuove famiglie.

Grazie a chi ha iniziato

Un grazie sincero va ad Anna e Stefano che ci hanno guidato alla scoperta del progetto e a chi ha scelto di esserci e di mettersi in gioco per primo. Ogni cambiamento vero parte sempre da piccoli gruppi che decidono di fare un passo in più, anche senza avere tutte le risposte.

L’incontro di ieri ha instillato un seme che può germogliare, sta a tutti noi decidere se farlo diventare un percorso condiviso, anche con chi attivamente partecipa alla vita dell’oratorio.

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