Ci sono parole che scivolano via e parole che restano.
Gesti che passano inosservati e gesti che cambiano il clima di una relazione, di una squadra, di una comunità intera. Da questa consapevolezza nasce il tema della Settimana dell’Educazione 2026: “Gesti e parole che…”, un’espressione volutamente aperta, che ogni appuntamento completa con un verbo diverso: comunicano, lasciano il segno, insegnano, danno speranza, fanno festa.
Un filo rosso che attraversa esperienze, incontri e momenti di preghiera, con un’attenzione particolare ai più giovani e agli adulti che li accompagnano nel loro cammino di crescita.
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Le parole hanno conseguenze
L’ispirazione di fondo arriva dal Manifesto della comunicazione non ostile per lo sport, che ci invita a riflettere su come il linguaggio – soprattutto nei contesti educativi e sportivi – non sia mai neutro. La Diocesi di Milano ci ha chiesto di fermarci a pensare al rapporto tra oratorio e sport, due mondi che condividono lo stesso terreno educativo: quello delle relazioni, delle regole, del rispetto, della fatica e della passione.
Da qui, come équipe organizzativa, abbiamo scelto una frase semplice ma potente: le parole hanno conseguenze.
Conseguenze nei rapporti tra adulti, nei contesti sportivi, nel mondo digitale. Ma soprattutto conseguenze nella vita dei ragazzi e dei bambini, che osservano, ascoltano e imparano – spesso più da ciò che facciamo e diciamo, che da ciò che spieghiamo.
Educare è un lavoro di squadra
La proposta di questa Settimana dell’Educazione non è quella di offrire risposte preconfezionate, ma di aprire spazi di riflessione condivisa.
Gli incontri con esperti, i momenti di confronto e le esperienze comunitarie vogliono aiutare le famiglie a interrogarsi su una domanda decisiva: che tipo di comunità educante vogliamo essere?
Ci accontentiamo di “stare al gioco”, lasciando che siano altri – il contesto sociale, i ritmi frenetici, le mode – a decidere per noi? Oppure scegliamo di essere parte attiva di un cambiamento, assumendoci la responsabilità educativa che ci compete come adulti, genitori, allenatori, educatori, comunità cristiana?
Un antico detto africano ci ricorda che “per crescere un bambino ci vuole un villaggio”. Oggi più che mai questo villaggio ha bisogno di adulti presenti, competenti e coerenti, capaci di dire dei “sì” e anche dei “no” che abbiano senso, tempi giusti e parole adeguate.
Un cammino fatto di incontri, ascolto e festa
Il programma della Settimana dell’Educazione intreccia riflessione e concretezza: dalla violenza (verbale, sportiva e digitale) alla comunicazione in famiglia, dal rapporto con la tecnologia alla dimensione spirituale, fino alla festa come segno di una comunità viva.
Perché educare non significa solo correggere, ma anche custodire, incoraggiare, celebrare. Significa creare contesti in cui gesti e parole sappiano davvero lasciare il segno, insegnare, comunicare speranza.
La Settimana dell’Educazione è un invito aperto a tutti: famiglie, adulti, ragazzi. Un’occasione per fermarsi, guardarsi negli occhi e scegliere insieme che tipo di futuro vogliamo costruire, una parola e un gesto alla volta.
Siete tutti invitati e vi aspettiamo, consapevoli che anche trovare il tempo per queste riflessioni sia difficile, ma indispensabile per noi come adulti e cristiani e per la nostra comunità!
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